Associazione Energia da Biomasse Solide

CHI SIAMO

L’Associazione Energia da Biomasse Solide (EBS) nasce per volontà dei principali produttori di energia elettrica da biomasse solide e raggruppa 17 operatori che con i loro 22 impianti, collocati su tutto il territorio nazionale, rappresentano la maggioranza della produzione elettrica da biomasse solide in Italia grazie ad una potenza elettrica installata di circa 364 MW, generata quasi totalmente con biomassa prodotta in Italia. Da due anni il comitato EBS rappresenta la più forte voce del settore con l’obiettivo di tutelare la produzione di elettricità da biomasse solide e, con il suo intervento auspica di far promulgare un quadro normativo certo, con regole sicure e durature, che sia in grado di permettere non solo la sopravvivenza del settore ma il suo sviluppo.

l’Associazione EBS
Operatori aderenti 17
Numero centrali in esercizio 22
Potenza elettrica complessivamente installata >364 MW
Biomassa legnosa utilizzata 3,5 milioni di ton/anno
Percentuale italiana biomassa impiegata 90%
Indotto(sia diretti sia indiretti) oltre 5 mila addetti
Produzione EBS sul totale della produzione elettrica da biomasse 60%

MISSION

L’Associazione, nata per iniziativa dei più importanti soggetti che gestiscono impianti di produzione di energia elettrica da biomasse solide – essenzialmente provenienti dalle filiere del legno e dell’industria agroalimentare, ha l’obiettivo di promuovere e salvaguardare il settore al fine di mantenere i benefici diretti e indiretti che il comparto genera per il sistema Italia, messi a fortissimo rischio in questo momento per via della prossima riforma del sistema di incentivi alle rinnovabili ed in particolare per la produzione da biomasse solide.

L’Associazione pertanto intende sensibilizzare sia le Istituzioni che tutti gli Stakeholder, anche ad ampio livello, per evidenziare i rischi di sistema che possono scaturire dalla inevitabile crisi del settore che si prospetterà senza un intervento di riforma e riequilibrio degli incentivi.

Il settore in crisi infatti creerebbe un grave problema occupazionale legato da una parte alla chiusura degli stabilimenti e dall’altra dal venir meno del l’indotto con quasi 4000 addetti per la produzione e per la raccolta della biomassa, particolarmente sentito in aree strutturalmente a scarsa occupazione. Oltre a ciò verrebbero a mancare i conseguenti oneri fiscali e i contributi alle istituzioni locali ma soprattutto i benefici ambientali, ovvero la riduzione di emissioni CO2, e la corretta gestione delle biomasse residuali, altrimenti destinate allo smaltimento in discarica o a pratiche di combustione inidonee, nonché il sostegno dell’industria boschiva necessario per una corretta gestione del patrimonio forestale.

Infine, il settore delle biomasse solide svolge un importante ruolo nel settore agricolo, grazie alle produzioni agroenergetiche, alla valorizzazione dei terreni marginali e all’impiego dei sottoprodotti, fonte di reddito addizionale per il settore e, nel corso degli anni, ha garantito la creazione di competenze specialistiche, ad oggi riconosciuta anche all’estero (progettazione, realizzazione, manutenzione e gestione di impianti, nonché nello sviluppo di tecnologia e nella produzione di componentistica).

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